The Juliet Letters – progetto su Elvis Costello

Letizia Dei, The Juliet Letters

Il progetto su The Juliet Letters di Elvis Costello nasce alla fine del 2014, inizialmente in collaborazione con il quartetto di archi Aphrodite. La prima rappresentazione è avvenuta il 31 gennaio 2015 alla Sala Vanni di Firenze. Successivamente ci sono state altre rappresentazione, sempre con il quartetto Aphrodite.
Attualmente il progetto è in fase di preparazione e approfondimento con il Vertere Quartet.

Quello che mi ha sempre affascinato di questo progetto è la mancanza di una divisione netta fra i ruoli e i generi, il vero spirito del crossover. L’opera nasce da un confronto continuo fra i musicisti classici del Brodsky Quartet, che si prestano a scrivere anche diversi testi, e il cantautore rock Elvis Costello, che a sua volta compone e arrangia anche la partitura per archi.

The Juliet Letters di Elvis Costello

The Juliet Letters è un concept scritto appunto da Elvis Costello e dal Brodsky Quartet, all’inizio degli anni ’90. L’idea nasce in Costello leggendo la notizia di un professore di Verona che risponde alle lettere che da ogni parte del mondo vengono indirizzate a Giulietta Capuleti.

The Juliet Letters è a tutti gli effetti una selezione di racconti in forma epistolare, musicate da un quartetto d’archi. La scrittura in forma di lettera, immaginarsi ciò che questa può contenere (amore, odio, sofferenza, rabbia, gioia, morte), lo stretto rapporto che si crea fra colui che scrive e la persona a cui è indirizzata, sono tutti elementi che stimolano l’interesse e la passione di Costello.

In questa suite di canzoni si riconosce subito l’imprinting musicale di Costello. La sua continua ricerca  armonica, le melodie articolate e complesse e una scrittura rock lucida e chiara. Ma troviamo anche la musica classica del quartetto d’archi che accompagna, sottolinea ed evidenzia ogni singolo passaggio testuale. Questo contribuisce a formare nella mente di chi ascolta una scena chiara della vita dei diversi personaggi di ogni brano. Gli strumenti dialogano con la voce, le parti si incrociano, la tensione cresce e si allenta, le dinamiche sono in continuo movimento.

Per me, musicista di estrazione “classica”, la sfida era quella di riuscire a rimanere fedele all’originale mantenendo la propria identità.  Il perfetto equilibrio tra elementi pop e colti che si ritrova nel disco mi ha spinto ad una diversa forma di crossover.  La voce lirica mantiene il legame con la tradizione classica, mentre è nel quartetto di archi che si respira una sensibilità pop.

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